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martedì 19 aprile 2011

«100 morti sotto le bombe di Gheddafi»

MILANO - Almeno 100 persone sono rimaste uccise da domenica in intensi bombardamenti delle forze di Muammar Gheddafi contro la regione sud-occidentale di al-Jabal al-Gharbi, in mano agli insorti. Lo hanno reso noto abitanti della zona, spiegando che le truppe del Rais hanno martellato con ripetuti lanci di razzi grad le città di Yafran e Nalut, nei pressi del confine con la Tunisia. Secondo le testimonianze raccolte, i razzi non hanno risparmiato nè le abitazioni private nè gli ospedali e numerose famiglie sono scappate verso la Tunisia. Yafran si trova 130 chilometri a sud-ovest di Tripoli mentre Nalut, 66mila abitanti, si www.corriere.it 235 chilometri a ovest della capitale.
MISURATA E AJDABIYA - Intanto Misurata, nell'ovest, e Ajdabiya, nell'est, continuano a essere il teatro degli scontri più violenti tra truppe lealiste e ribelli. Questi ultimi hanno denunciato nuovamente l'uso di armi pesanti e razzi contro le zone residenziali di Misurata. Ad Ajdabiya, centinaia di persone si sono date alla fuga dopo che nei giorni scorsi i ribelli erano riusciti ad avanzare di una quarantina di chilometri in direzione del porto petrolifero di Brega grazie alle incursioni aeree della Nato. Ma i colpi intensi dei filogovernativi hanno costretto gli insorti a ripiegare verso est. Il ministro britannico dello Sviluppo internazionale, Andrew Mitchell, ha annunciato che la Gran Bretagna evacuerà cinquemila persone da Misurata. Si tratta di migranti bloccati dai combattimenti, che verranno trasportati via mare. Ma intanto il portavoce del governo, Moussa Ibrahim, ha affermato che «ci sono informazioni precise circa il fatto che il capo di Al-Qaeda in Libia, Abdelhakim al-Hasari, si stia dirigendo da Bengasi a Misurata». Secondo il portavoce di Tripoli, «la possibilitá che i terroristi abbiano la meglio in Libia rappresenta un pericolo per la regione e anche per l'Europa».
JALIL IN ITALIA - Sul fronte diplomatico vanno invece registrati l'incontro a Washington tra il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il numero uno del Pentagono, Robert Gates, e l'arrivo in Italia del leader degli insorti libici Mustafa Jalil, capo del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi (ma ancora non formalmente capo di Stato o di governo ufficialmente riconosciuto) che martedì sarà ricevuto domani dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal premier Silvio Berlusconi dopo il colloquio in programma in mattinata alla Farnesina con il ministro degli Esteri Franco Frattini. L'arrivo di Jalil è la conferma di come la Farnesina sia riuscita velocemente a risalire la china nei rapporti con gli insorti libici dopo l'iniziale iper-attivismo della Francia di Sarkozy, primo Paese a riconoscere ufficialmente il Consiglio di Bengasi come unico e legittimo rappresentante del popolo libico (l'Italia è stato il terzo, dopo il Qatar). Napolitano, Berlusconi e Frattini ascolteranno attentamente le richieste che Jalil avanzerà domani. Ma ovviamente non tutto sarà concesso. Da tempo i ribelli chiedono ai Paesi impegnati in Libia la fornitura di armi per contrastare le forze leali al colonnello, così come l'invio di addestratori militari per istruire i propri combattenti. La Farnesina oggi, sulla scia delle conclusioni del Gruppo di Contatto riunitosi a Doha qualche giorno fa, ha ribadito che l'Italia è disposta a concedere «strumenti per l'autodifesa» ma «non armi offensive e tantomeno armi letali».



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