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lunedì 25 aprile 2011

EQUILIBRISMI DELL'IRAN TRA GHEDDAFI E ASSAD

TEHERAN - Una ''rivoluzione'' islamica anti-occidentale sul modello di quella a Teheran nel 1979: questa l'interpretazione che l'Iran continua a dare delle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa, con l'eccezione pero' della Siria, storica alleata della Repubblica islamica nella regione.

Una posizione che sembra costringere l'Iran a un certo equilibrismo, come quando, pur attaccando Gheddafi, si dichiara contrario all'intervento militare occidentale, o quando mantiene il silenzio sulle proteste contro il regime del presidente siriano Bashar al Assad. C'e' poi una contraddizione interna, con la repressione delle manifestazioni dell'opposizione, che il mese scorso ha cercato di tornare in piazza con la motivazione di voler sostenere proprio le rivolte nei Paesi arabi.

In questo scenario si inseriscono le tensioni crescenti con i Paesi arabi del Golfo, che accusano l'Iran di fomentare la rivolta della popolazione a maggioranza sciita del Bahrein. ''I governi oppressori'', ha affermato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, riferendosi all'intervento occidentale in Libia, ''bombardano i civili innocenti e distruggono le infrastrutture degli altri Paesi per dominarli''. Nel frattempo, pero', attraverso il suo 'Consiglio nazionale per i diritti umani', Teheran condanna quelli che definisce ''gli atti brutali e disumani del governo libico contro il suo popolo'' e la televisione di Stato annuncia trionfalmente che e' cominciato ''il conto alla rovescia per la caduta del dittatore'', cioe' Muammar Gheddafi.

La televisione iraniana, che copre costantemente quelle che definisce ''rivoluzioni'' nella regione, si limita a qualche scarna notizia sulle proteste in Siria, attenendosi alla versione ufficiale di Damasco e sottolineando che quanto sta avvenendo ''e' generato dall'estero''. Nulla di sorprendente, se si considera l'importanza vitale dei legami fra l'Iran e il regime siriano, uniti in un asse anti-israeliano che sostiene l'Hezbollah libanese e Hamas nella Striscia di Gaza. Ma geograficamente ancor piu' vicina per l'Iran e' la crisi in Bahrein, isola lungo la costa meridionale del Golfo che ospita la quinta flotta Usa, dove la popolazione e' composta dal 70 per cento di Sciiti. Le monarchie arabe del Golfo, sunnite, accusano piu' o meno velatamente la Repubblica islamica, bastione sciita nella regione, di sostenere l'opposizione e la crisi ha gia' portato all'espulsione reciproca di due diplomatici da parte del Bahrein e dell'Iran. Da parte sua, Teheran condanna duramente l'intervento per ristabilire la calma delle truppe del Consiglio di cooperazione del Golfo, di cui fa parte l'Arabia Saudita, grande rivale regionale dell'Iran.

Si tratta di ''un evento tragico'', ha affermato il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, aggiungendo che l'intervento militare arabo ''rendera' piu' complessa la situazione nella regione e difficile da risolvere la crisi''. Il Qatar, che con l'Iran ha buone relazioni, ha gettato acqua sul fuoco, smentendo la notizia data da un giornale online kuwaitiano, Al Aan, secondo il quale le autorita' dello stesso Qatar avevano sequestrato lungo le loro coste vicino al Bahrein due navi iraniane cariche di armi.

VS


(ANSA MED)

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