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giovedì 21 aprile 2011

LIBIA: RIBELLI COMPRANO ARMI, UCCISO UN FOTOREPORTER

(AGI) - Roma, 20 apr. - I ribelli libici hanno annunciato di aver acquistato delle armi "con denaro libico" mentre altre sono state fornite da "alcuni amici". Lo ha detto il presidente del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi Mustafa Abdel Jalil alla tv francese al termine dell'incontro con il presidente Nicolas Sarkozy all'Eliseo.



ntanto l'Italia ha annunciato che inviera' personale ad addestrare i rivoltosi mentre a Misurata due noti fotogiornalisti sono rimasti uccisi e altri due reporter feriti, da un colpo di mortaio esploso in via Tripoli, la principale arteria della citta' assediata dalle truppe diGheddafi. La notizia della morte di un giornalista e del ferimento degli altri tre e' stata diffusa da fonti mediche dell'ospedale locale.
La vittima e' Tim Hetherington, 41 anni di Liverpool, regista con una nomination all'Oscar, oltre che noto fotogiornalista di Vanity Fair. Ma l'Huffington Post ha successivamente riportato la testimonianza sulla paghina di facebook di uno dei due feriti, Andre Liohn, secondo il quale e' morto anche Chris Hondros, 41 anni, dell'agenzia Getty e finalista per l'edizione 2004 del premio Pulitzer, che altre fonti danno gravemente ferito. Hetherington giro' lo scorso anno insieme a Sebastian Junger la pellicola sull'Afghanistan "Restrepo", che si aggiudico' il premio per il miglior film-documentario al Sundance film festival.


Si continua a combattere in tutti i punti nevralgici della Libia, e proseguono senza sosta i bombardamenti aerei della Nato, ma nel frattempo si guarda anche al domani e, in tale ottica, l'Occidente appare deciso a rafforzare i rapporti con i ribelli, in vista di un eventuale ribaltamento degli equilibri nel Paese maghrebino. Se e' stato duramente criticato dal ministro degli Esteri di Tripoli, Abdul Ati al-Obeidi, l'annuncio dell'invio di consiglieri militari britannici ai rivoltosi, iniziative analoghe hanno peraltro assunto anche Italia e Francia. Da un lato il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, ha reso noto che saranno inviati ad addestrare gli insorti una decina di istruttori. Dall'altro Francois Baron, portavoce governativo, ha riferito che il suo Paese ha gia' mandato a Bengasi un pur "piccolo gruppo" di ufficiali di collegamento con compiti essenzialmente organizzativi.
La Casa Bianca ha precisato che ad oggi non esistono piani per l'invio di truppe Usa in Libia. Il presidente americano Barack Obama sostiene pero' la decisione degli alleati di inviare addestratori per i ribelli.
  Lo stesso Mustafa Abdel Jalil, il capo del Consiglio Nazionale Transitorio che amministra le aree liberate della Cirenaica, si e' sentito assicurare che Parigi intende intensificare ulteriormente in raid contro le forze fedeli a Muammar Gheddafi. A sua volta Abdel Jalil, reduce da un'analoga missione in Italia, si e' impegnato a costruire una vera democrazia in cui, ha sottolineato, il capo dello Stato salga al potere "attraverso le urne, e non in cima alla torretta di un carro armato".
Nemmeno il regime pero' demorde e, oltre a continuare a stringere la morsa su Misurata e lungo la linea del fronte che corre tra Agedabia e Marsa el-Brega, cerca di trovare un varco per spezzare l'isolamento e presentare proposte proprie.
  Intervistato dalla 'Bbc' ancora il ministro degli Esteri ha affermato che, se cessassero gli attacchi alleati, sarebbe anche possibile andare alle urne "dopo sei mesi" e "sotto la supervisione delle Nazioni Unite": non soltanto per elezioni generali, bensi' "per qualsiasi questione sia sollevata dai cittadini libici".
Una dichiarazione che l'emittente pubblica del Regno Unito ha interpretato nel senso che Obeidi avrebbe "implicitamente" inteso affermare come "lo stesso futuro di Gheddafi" sarebbe suscettibile di costituire l'oggetto di una consultazione, vale a dire di un referendum.
  A fronte di tali velate aperture, rimane la facciata piu' arrogante e appariscente della gerarchia al potere: il secondogenito e virtuale delfino di Gheddafi, Saif el-Islam, e' infatti tornato a ripetere di essere "molto ottimista" giacche', ha puntualizzato, alla fine "saremo noi a vincere": a suo dire, infatti, "la situazione cambia di giorno in giorno a nostro favore". Frattanto pero' la Nato prosegue instancabilmente nella sua opera di demolizione sistematica delle infrastrutture libiche: dopo le reti di telefonia mobile e fissa, ha ammesso la stessa televisione di Stato, adesso tocca alle stazioni radio-televisive.

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