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sabato 30 aprile 2011

 Miliziani a caccia dei ribelli, La guerra sconfina in Tunisia  

Tanto per essere chiari: «Non tollereremo che si ripetano simili violazioni» . Il viceministro degli Esteri tunisino Radhouane Nouicer è più infastidito che preoccupato. Ce l’ha con i libici, nessuno escluso, che ieri hanno combattuto sul suolo tunisino. E l’ha spiegato anche all’ambasciatore di Tripoli convocato in tutta fretta: «C’è una linea rossa in territorio tunisino e nessuno è autorizzato a valicarla. È stata una grave violazione dell’integrità territoriale» . Le truppe di Gheddafi che danno la caccia ai ribelli delle montagne occidentali, ieri mattina hanno passato il confine e hanno inseguito gli insorti fino alla città di Dehiba dopo aver attaccato il varco di frontiera. Una colonna di una quindicina di mezzi carichi di militari gheddafiani armati di cannoni antiaerei e lanciarazzi, è entrata in Tunisia costringendo l’esercito del Paese a intervenire. Diversi testimoni raccontano che gli uomini del raìs avrebbero sparato indiscriminatamente per un’ora e mezza contro gli abitanti che nei giorni scorsi erano fuggiti a migliaia dal conflitto libico, molti dei quali si sono fermati nei villaggi appena dopo il confine. Una giovane donna sarebbe rimasta uccisa e almeno altre tre persone risultano ferite mentre non c'è certezza sulle perdite nelle truppe del colonnello. Il «fronte tunisino» è stata la notizia più rumorosa di ieri nel quartier generale del nuovo Consiglio nazionale, a Bengasi. Le informazioni sono arrivate, come sempre, incomplete e contraddittorie. Nessuno sa confermare, per esempio, se davvero (come dicevano voci diffuse nel pomeriggio) un battaglione di 162 soldati del dittatore si è consegnato all’esercito tunisino. Una nota ufficiale del ministero della Difesa di Tunisi ha spiegato in serata: «l’esercito è intervenuto per fermare l’avanzata di alcuni membri di Gheddafi, che sono stati radunati e rimpatriati in territorio libico» . Solo questo. Niente cifre né il dettaglio più interessante:  sono soldati del raìs passati dalla parte dei ribelli oppure no? In ogni caso le truppe leali al colonnello nelle ultime 48 ore hanno contato più vittorie che sconfitte. Wazin, al di qua del confine tunisino, è tornata nelle loro mani dopo una settimana. Zintan, a sud ovest di Tripoli, è stata bombardata per il secondo giorno consecutivo da salve di razzi Grad, armi fra le più pericolose per i civili a causa della loro scarsa precisione, e la situazione sembra sia più favorevole per i lealisti che per i rivoluzionari. Anche Koufrah, a sud-est del Paese, è stata riconquistata dalle truppe governative mentre a Misurata ieri notte le postazioni periferiche dei ribelli sono state bersagliate senza  tregua dall’artiglieria del Colonnello. Sette insorti sono stati uccisi. È una guerra di rapide avanzate e ritirate, da entrambe le parti e finora i bombardamenti delle forze Nato non hanno fatto la differenza. Nemmeno a Misurata, appunto. Dove ieri mattina la battaglia si è spostata verso la zona dell’aeroporto, ad Al Ghiran e da dove medici lanciano un appello per fronteggiare l’emergenza infinita: «Abbiamo bisogno di aiuto, assistenza, medicina» dice il dottor Khalid Abou Faha. «La gente continua a morire, solo in queste ore abbiamo 12 morti fra cui due donne e l’ospedale sta già dando il massimo che può» . Sempre critica la situazione anche al porto della città  dove ieri sera il regime ha imposto il blocco navale spiegando che tutte le navi potranno essere attaccate. Poco prima però gli uomini di Gheddafi hanno provato a piazzare delle mine-trappole destinate alle navi cariche di aiuti umanitari. Sono stati scoperti perché «si è verificato un incidente e le mine sono state rimosse» ha spiegato il generale di brigata della Nato Rob Weighill. «Una dimostrazione» ha detto «di come il regime ignori assolutamente il diritto all'assistenza umanitaria»

(Corriere della Sera)

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