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lunedì 25 aprile 2011

RIVOLTE: CRISI MONDO ARABO RILANCIA RUOLO TURCHIA

NICOSIA - Se da una parte non e' ancora chiaro in che modo le rivolte scoppiate di recente in varie nazioni arabe contribuiranno a ridisegnare gli equilibri interni degli stessi paesi e quelli del Mediterraneo, di certo esse hanno gia' fatto molto per ridare smalto a quel ruolo della Turchia come potenza regionale cui il governo di radici islamiche del premier Tayyip Erdogan aspira da quando, nel 2002, e' salito al potere. Dopo i successi diplomatici e politici assicuratisi prima con la potente Fratellanza Musulmana egiziana e poi con quella tunisina, che hanno chiaramente indicato la Turchia come ''un modello per lo sviluppo democratico'' dei rispettivi Paesi, in questi giorni Ankara e' infatti impegnata su un fronte che va dalla Libia all'Iraq passando per la Siria.

Dopo settimane di opposizione, riluttanza e preoccupazione circa un eventuale intervento in Libia, solo mercoledi' scorso Ankara ha dato il suo appoggio alla missione della Nato per far rispettare l'embargo delle armi contro Tripoli e ha messo a disposizione cinque navi militari ed un sottomarino ma con un ruolo non operativo sul piano militare. Su un punto, pero', il premier Erdogan e' stato irremovibile: ''I turchi non spareranno neanche un colpo contro i fratelli libici''. E oggi, dalle pagine del britannico ''Guardian'', Erdogan ha detto che la Turchia e' pronta a svolgere un'opera di mediazione per giungere a un rapido cessate il fuoco in Libia ed impedire che il paese nord-africano si trasformi ''in un secondo Iraq'' o ''in un nuovo Afghanistan''. Dopo aver rivelato che da tempo Ankara ha contatti sia con Gheddafi sia con gli insorti, il premier ha annunciato che il suo paese, d'accordo con la Nato, si appresta ad assumere la gestione dell'aeroporto e del porto di Bengasi, la 'capitale' della 'Rivoluzione del 17 febbraio', per facilitare la distribuzione degli aiuti umanitari. ''Il compito della Turchia sara' quello di ripristinare l'unita' e l'integrita' territoriale della Libia nell'ambito delle aspirazioni democratiche del suo popolo'' ha detto Erdogan secondo cui se le due parti in conflitto chiederanno ad Ankara di mediare per una soluzione della crisi ''faremo i passi necessari'' presso la Nato, la Lega Araba e l'Unione Africana.

Da parecchi giorni, pero', Ankara e' impegnata pure sul fronte della Siria, anch'essa scossa da un'ondata di violente proteste antigovernative senza precedenti sulla scia delle rivolte popolari in atto nei Paesi arabi. Appena martedi' scorso, infatti, prima che la situazione degenerasse con altre decine di vittime tra i civili, Erdogan aveva telefonato al presidente siriano Bashar Al Assad consigliandogli ''di prendere lezioni da quanto stava accadendo nell'area'' e di affrettarsi ad introdurre riforme affinche' il processo di democratizzazione si svolga pacificamente. ''La Turchia e' sensibile a cio' che avviene in Siria e noi non possiamo rimanere in silenzio di fronte a cio' che accade... Condividiamo una frontiera di 800 km e abbiamo rapporti di buon vicinato con Damasco'' ha detto proprio stamani Erdogan prima di partire alla volta dell'Iraq, altro Paese che la diplomazia di Ankara si appresta a conquistare. E su questo punto Erdogan e' stato molto esplicito: ''Migliorare la cooperazione fra Turchia ed Iraq - ha detto - e' per noi di importanza strategica per trasformare il bacino della Mesopotamia in un'area di stabilita' e prosperita' comuni''.


(ANSA MED)

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