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sabato 16 aprile 2011

Tunisia: conseguenze economiche della crisi

La Banca di sviluppo africano lancia l'allarme sulle difficoltà economiche della Tunisia. Causa della contrazione sarebbero le limitazioni imposte all'industria turistica dalla crisi politica ed il calo degli investimenti registratosi a seguito delle rivolte sfociate a gennaio dalla caduta di Zine Abidine Ben Ali, presidente del Paese per ben 23 anni. A fronte di tali problematicità, l'istituto bancario propone tre differenti previsioni: una intermedia, una fondata sull'ipotesi di una prolungata instabilità socio-politica, ed un altra sul miglioramento delle condizioni socio economiche.
Tuttavia, al di là di quale possa essere lo scenario che si realizzerà in Tunisia, così come si legge nel rapporto prodotto dalla Banca di sviluppo africano, «la crescita del prodotto interno lordo sarà influenzata da un calo della domanda dei servizi turistici, dalle difficoltà delle attività imprenditoriali e da una diminuzione degli investimenti stranieri diretti».
Se a realizzarsi dovesse essere la previsione intermedia, l’economia tunisina dovrebbe crescere dell’1,1% quest’anno e del 3,3% nel 2012. Tali dati non sono comunque rassicuranti se si considera che la Tunisia, nonostante la penuria di risorse, ha beneficiato in passato di un certo grado di diversificazione economica. Per rendersi conto della situazione in atto basti pensare che negli ultimi due o tre mesi, in Tunisia, hanno chiuso 1300 aziende turistiche su 3000, un colpo molto duro a un settore in grado fino all’anno scorso di dar lavoro a 450.000 persone.
«Gli investimenti privati subiranno una contrazione – sottolinea ancora il rapporto – mentre le spese pubbliche, in particolare per i salari e gli stipendi, aumenteranno in modo significativo a causa di richieste sociali crescenti».
Le difficoltà che si registrano in Tunisia e che secondo la Banca di sviluppo africana vanno inserite nel più ampio contesto di crisi che sta interessando tutto il Nord Africa, sono analoghe a quelle presenti in Egitto, Paese in cui il crollo del turismo rischia di segnare in profondità un quadro economico già fortemente compromesso. La crescita del Pil, infatti, in questo Stato, quest’anno, subirà un arresto calando dal 5,3 al 3,7%.
Unica soluzione plausibile in un tale scenario, sempre secondo la Banca di sviluppo africano, sarà la capacità del governo tunisino di organizzare elezioni trasparenti capaci di riportare nel Paese un clima più rassicurante.
«Il potenziale di crescita economica della Tunisia – registra ancora il rapporto – potrebbe aumentare in modo significativo se si riuscirà a superare il problema della corruzione e si affermerà un clima socio-politico in grado di favorire la libertà individuale e le attività economiche private».



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