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giovedì 14 aprile 2011

TUNISIA: CONTRO BEN ALI 18 PROCESSI, RISCHIA PENA MORTE

(di Diego Minuti) (ANSAmed) - TUNISI, 14 APR - Lo Stato tunisino ha dichiarato guerra giudiziaria totale contro l'ex presidente Ben Ali, nei cui confronti sono state avviate diciotto distinte inchieste, con accuse che, se fossero accettate dai tribunali, potrebbero comportare - in particolare per quella di complotto - anche la condanna a morte.

E' un'offensiva chiara e inequivocabile e non e' certo stato casuale il fatto che, per dare contezza dello stato di fatto della posizione penale di Zine El Abidine Ben Ali, il ministro tunisino della Giustizia, Lazhar Karoui Chebbi, abbia scelto la televisione nazionale, per quello che e' apparso a tutti come un ulteriore colpo di maglio sul vecchio regime.

Nelle inchieste a suo carico, Ben Ali e' al centro anche di accuse in un certo senso sorprendenti, perche' gli vengono anche contestati l'uso e il traffico di droga, ipotesi di reato che ancora ''mancavano'' nel lungo elenco di nefandezze a cui, a partire dal 14 gennaio, e' stato accostato. Chiacchierato, a bassa voce, durante i 23 e piu' anni di dittatura, una volta scappato dalla Tunisia, Ben Ali e' stato accusato di una serie infinite di ruberie che, secondo alcuni analisti, gli avrebbero consentito di mettere da parte, soprattutto in conti esteri, un tesoro di cinque miliardi di dollari. Comunque poca cosa rispetto a quello accumulato dalla famiglia della potentissima moglie, Leila Trebelsi, che avrebbe messo da parte per il futuro oltre 12 miliardi di dollari. E recente e' la notizia che l' ammontare dei crediti ottenuti dalle banche tunisine da parte dei familiari dell'ex dittatore sono oggi stimati in un miliardo e mezzo di euro.

Tra le accuse contestate a Ben Ali c'e' anche l'omicidio volontario, legata al pugno di ferro fatto scattare con l'inizio delle proteste di piazza e che ha comportato la morte di decine di persone. Molte delle quali uccise da cecchini che il regime aveva mandato sui tetti che si affacciano sulle piazze teatro delle manifestazioni. Implacabili esecutori di ordini, quasi tutti identificati e sotto processo, dovranno rispondere, anche della morte di quella che e' stata definita il piu' giovane ''martire della rivoluzione'', una bimba di appena otto mesi uccisa da un proiettile mentre era tra le braccia del padre, in piazza come migliaia di tunisini a chiedere la fine del regime.

La rete di illegalita' che si addebitano a Ben Ali e' qualcosa che si sta ancora tentando di definire, tanto era vasta e articolata. Cosi' s'e' appena scoperto, ad esempio, che Leila Trebelzi vendeva a strutture scolastiche della capitale migliaia di pasti al giorno fatti preparare dalla cucine del palazzo presidenziale! Ma se e' difficile accertare l'ampiezza degli affari illeciti di Ben Ali e del suo clan, difficilissimo e' cercare di fare rientrare in Tunisia i profitti accumulati in decine di conti esteri. Tanto che il governo ha chiesto a Interpol di intervenire per congelarli. Lo stesso e' stato fatto con rappresentanti di Stati Uniti, Canada e Svizzera, dove il ''tesoretto'' dell'ex dittatore sarebbe stato costituito.

Se Ben Ali e' attualmente in Arabia Saudita - dove starebbe cercando di recuperare la salute dopo un forte ictus -, molti dei suoi familiari e collaboratori sono in Tunisia, in stato di custodia prima di comparire davanti ad un tribunale.

L'attacco frontale della giustizia tunisina si sta allargando ora, a cerchi concentrici, anche verso la ''periferia'' del sistema di potere di Ben Ali, tanto che nel mirino delle procure sono finiti i vertici dell'Rcd, il disciolto partito di Ben Ali e suo braccio politico. (ANSAmed).


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