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sabato 30 aprile 2011

«Viagra ai soldati libici per stuprare» . La denuncia Usa  

Le truppe fedeli al dittatore libico Gheddafi stanno conducendo una terrificante campagna di stupri sistematici, anche su minori, volta a terrorizzare la popolazione civile libica nelle aree favorevoli ai ribelli. Per facilitare le violenze, il rais avrebbe addirittura ordinato di distribuire pillole di Viagra alle truppe impegnate nella cruenta repressione. A lanciare l'accusa, durante una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza Onu dedicata alla Libia, è stata l'ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Susan  Rice, che dal Palazzo di Vetro si è appellata ai membri più scettici dell'esclusiva compagine, soprattutto Russia, Cina e India, negli ultimi tempi sempre più critici sulla legittimità degli attacchi aerei della coalizione internazionale Nato che accusano di avere «disatteso il mandato Onu» . «La Rice ha sollevato il problema durante la riunione ma nessuno dei presenti ha voluto riprendere l’argomento» , ha riferito un diplomatico, spiegando che il commento della Rice sugli stupri e il Viagra era volto ad illustrare «come la coalizione internazionale si trovi a dover affrontare un avversario anomalo che commette  atti reprensibili» . Contro il «colpevole silenzio» delle Nazioni Unite verso ciò che lo stesso segretario generale Ban Ki-moon ha definito «una delle nostre priorità» (lo stupro nei conflitti armati è considerato «crimine di guerra» ) si è levata anche l’autorevole voce della svedese Margot Wallstrom, rappresentante speciale di Ki-moon in materia di violenza sessuale in guerra. La scorsa settimana la Wallstrom ha diffuso un comunicato di fuoco in cui accusava i membri del Consiglio di Sicurezza di aver «messo brutalmente a tacere» il dramma degli stupri commessi in Libia dalle truppe di Gheddafi. Nonostante  le forti pressioni di alcuni membri del Consiglio di Sicurezza, nessuna delle due recenti risoluzioni Onu sulla Libia menziona il tema della violenza sessuale. Nei corridoi delle Nazioni Unite alcuni funzionari continuano privatamente a esprimere scetticismo nei confronti della diplomatica americana, che accusano di non aver fornito prove concrete per corroborare le sue tesi. Ma a puntare i riflettori sul dramma delle donne e bambine stuprate in Libia dall’inizio della guerra è stata Eman al-Obaidi, la studentessa libica che lo scorso 26 marzo fece irruzione in un albergo di Tripoli pieno di giornalisti per denunciare  di essere stata stuprata e picchiata da miliziani pro-governativi. A confermare la diffusione di violenze carnali sistematiche da parte dei soldati di Gheddafi sono stati anche gli inviati di diversi quotidiani anglosassoni, tra cui l’inglese Daily Mail e l’americano New York Times. «Anche gli assassini hutu in Rwanda, i giustizieri serbi in Bosnia e le forze governative sudanesi in Darfur hanno stuprato su larga scala» , spiega lo storico americano Daniel J. Goldhagen che nel suo ultimo libro Peggio della Guerra: lo sterminio di massa nella storia dell’Umanità, edito da Mondadori, definisce il ricorso allo stupro durante un conflitto come «una fase sistematica del processo eliminazionista, volta a umiliare la donna e, insieme, attaccare il nucleo familiare, distruggendo il tessuto stesso della società»



(Corriere della Sera)

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