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martedì 3 maggio 2011

3 maggio: “Giornata mondiale della libertà di stampa”, pietra miliare dei Diritti Umani


Una riflessione di giornalisti e di studiosi sulla stagione di rinnovamento, drammatica ed esaltante, che stanno vivendo i Paesi della fascia Sud del Mediterraneo. L’incontro si terrà nella sede del sindacato dei giornalisti (Corso Vittorio Emanuele II 349, sala Walter Tobagi), a partire dalle ore 10. Ne dà notizia la Federazione.
La "Giornata mondiale della libertà di stampa" si celebra fin dal 1994, a seguito della decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, datata dicembre 1993.
L’Onu ritenne di dover stimolare ovunque la difesa della libertà di stampa. Quale secondo obiettivo posto, vi era la raccomandazione di utilizzare il momento celebrativo per esaminare lo stato in cui, anno dopo anno, si manifesta nel mondo la libertà di stampa.
Negli anni, le vicende di una libertà sono state scandite per gridare prima di tutto l’importanza per l’umanità del lavoro svolto in merito all’informazione dai protagonisti: i giornalisti e le loro testate.
Quindi sono stati esaltati – sempre nel contesto dell’informazione – i diritti umani ed il loro rispetto. Ancora: è stata sviscerata la lotta alla corruzione e il sostegno alla democrazia. Lo si deve all’Unesco, organismo al quale l’Onu fin dal primo momento ha dato l’incarico di occuparsi della difesa della libertà di stampa. All’epoca fu chiarito che la delega era in armonia con l’atto costitutivo dell’Unesco medesimo.
Purtroppo – nei diciassette anni trascorsi – non sono mancati rilievi circa il sistema adottato. L’aver – si sostiene tuttora – posto in essere soltanto attività definite di “diplomazia silenziosa”, avrebbero rallentato o addirittura svilito lo scopo di indurre i governi a darsi una regolata. Eppure – si è fatto spesso rilevare – cosa siano i diritti umani è spiegato dalla “Dichiarazione universale dei diritti umani”, spesso citata ma poco approfondita. Di certo si percepisce una funzione fondamentale che citeremo tra virgolette, in quanto catturata tra i tanti interventi, anonimi: “La libertà di stampa è considerata preminente nel campo dei diritti umani ed una garanzia delle altre libertà. La libertà di espressione è essenziale per permettere la partecipazione pubblica ai processi decisionali. I cittadini non possono esercitare effettivamente il loro diritto a votare o a prender parte ai dibattiti pubblici se non dispongono di un libero accesso all’informazione e alle idee e se non sono in grado di esprimere liberamente i propri punti di vista”.
In altri termini, si sostiene da più parti che i mezzi di comunicazione si attendevano dall’Unesco la difesa dell’indipendenza. Desiderio che poggiava e continua a poggiare sulla constatazione del contributo alla salvaguardia della democrazia, offerto dai numerosi giornalisti che hanno immolato la propria esistenza nel duro “mestiere” dell’informazione. Che è sempre riconducibile alla violazione dei Diritti Umani. Per cui pare pertinente la preoccupazione dei sostenitori, secondo i quali, a distanza di sessant’anni dalla pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, essa rappresenti al momento un sogno più che una realtà.
La prova è contenuta nel Rapporto Mondiale di Amnesty International, del 2009, in cui – all’unisono con altre agenzie – si denuncia che gli individui sono: • Torturati o maltrattati in almeno 81 Paesi
• Affrontano processi iniqui in almeno 54 Paesi
• Limitati nella loro libertà di espressione in almeno 77 Paesi.
L’efficace sintesi, giacché proviene da fonte insospettabile, dà la netta dimensione delle violazioni dei diritti umani.
Una piaga del mondo in cui viviamo. Nemmeno Dante è stato ascoltato, laddove sostenne, scandalizzando le monarchie e le signorie dominanti: “Non debbono essere i cittadini in grazia dei Consoli, né il popolo in grazia del Re; ma al contrario, i Consoli in grazia dei cittadini ed il Re in grazia del popolo”.
E il giornalismo, in regime di libertà, osserva la massima del Poeta.
Infatti una stampa volta esclusivamente a drammatizzare la vita materiale non è in grazia del popolo, il quale preferisce che siano trattate anche manifestazioni dello spirito e del sentimento, non escluso l’amor di Patria.
Né esiste libertà se un regime, in nome di un ideale assoluto, anche nobilissimo, non rispetti gli altri ideali che da quello di poco o di molto si discostano. Voltaire, in difesa dei diritti umani, manifestò un’opinione di elevata dignità: “io detesto le tue idee, ma difenderò con tutte le mie forze il tuo diritto di sostenerle”.
Anche l’ economista Luigi Amoroso (Napoli, 26 marzo 1886 – Roma, 28 ottobre 1965), nel lontano 1952 ebbe a sostenere: “La sana democrazia ha tra i suoi canoni quello del rispetto delle minoranze, di quelle minoranze che tante volte hanno fatto la storia, come la fecero nel vallone di Rovito, nelle casematte dello Spielberg, sugli spalti di Belfiore, nella piana di Sapri. Su questo lungo martirio fu costruita l’Unità d’Italia, non già sulle maggioranze raccolte nei plebisciti del 1860-61. Questa è la risposta a chi pretende di incatenare la storia al mito della metà più uno”.
“La giornata mondiale della libertà di stampa ci ricorda che i giornalisti e i media costituiscono il cardine essenziale della democrazia”, affermò Andrew McIntosh, relatore permanente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) sulla libertà dei media, a Strasburgo (Francia), il trenta aprile del 2010. “È pertanto estremamente inquietante constatare che dal 2007 sono stati assassinati non meno di 20 giornalisti in Europa, molti dei quali avevano denunciato e svelato affari di corruzione e di criminalità organizzata”, aggiunse.
“Come è stato dichiarato dall’Assemblea parlamentare nella sua Raccomandazione 1897 del 2010, l’Europa deve impegnarsi maggiormente per garantire il pieno rispetto della libertà di espressione e di informazione, in conformità all’Articolo 10 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo.
Non basta che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo si pronunci in merito alle violazioni della libertà dei media che si sono verificate in passato.
Dobbiamo adoperarci per prevenire tali violazioni. Per questo, occorre definire nuovi approcci per permettere che siano opportunamente segnalate e accertarsi che siano oggetto di un’adeguata valutazione politica a livello europeo e nazionale. Invito gli Stati membri, i mass media e le organizzazioni di giornalisti a unire i loro sforzi a quelli dell’Assemblea in questo impegno comune”, concluse l’on. McIntosh.
L’azione del Consiglio d’Europa a favore della libertà della stampa e dell’ informazione è basata – come accennato - sull’articolo 10 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che riconosce tale diritto fondamentale quale pietra angolare della democrazia e recita così:“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o televisive”.
Il Consiglio conduce attività di cooperazione per aiutare i Paesi a elaborare testi normativi e contribuire a instaurare pratiche conformi alle norme europee. Ha in particolare istituito un gruppo di specialisti internazionali incaricato di trattare le questioni relative alla libertà di espressione e di informazione in tempo di crisi. Le trasformazioni della società dell’informazione pongono il Consiglio d’Europa dinanzi alla sfida di difendere e mantenere i propri principi fondamentali nelle nuove realtà, tra le quali spicca Internet.
Le guerre, il terrorismo, le minacce che incombono sulla stabilità e le catastrofi naturali portano a un rafforzamento della sicurezza e della sorveglianza in tutto il mondo. Come valutare la loro incidenza sull’accesso all’informazione e sul lavoro dei giornalisti? Il Consiglio d’Europa, preoccupato dall’erosione della libertà di stampa nelle situazioni di crisi, ha adottato tre documenti particolarmente significativi: una Dichiarazione sulla libertà di espressione e di informazione nei media nel contesto della lotta al terrorismo; delle linee guida sulla protezione della libertà di espressione e di informazione in tempi di crisi; una Dichiarazione sulla protezione e la promozione del giornalismo d’inchiesta.






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