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martedì 3 maggio 2011

LIBIA: RIBELLI A USA, ORA FATE FUORI ANCHE GHEDDAFI

ROMA, 2 MAG - Gheddafi come Osama Bin Laden. Ad augurare al colonnello la stessa fine dello sceicco del terrore, ucciso in nottata da un commando Usa in Pakistan, sono i ribelli libici. ''Siamo contenti per la morte di Bin Laden e stiamo aspettando il prossimo passo. Vogliamo che gli americani facciano lo stesso con Gheddafi'', e' stato l'appello lanciato oggi da Bengasi dal portavoce degli insorti, il colonnello Ahmed Bani. Ma le sue parole - cosi' come la morte del figlio minore del rais Saif al-Islam (29 anni) e di tre nipotini durante un raid della Nato sabato notte a Tripoli - sono destinate a rinfocolare le polemiche sull'intervento degli alleati in Libia. Le cancellerie occidentali escludono che la 'missione' sia quella di uccidere Gheddafi, ma il regime insiste nell'accusare la Nato di voler eliminare fisicamente il rais. Ieri sera e' toccato al vice ministro degli Esteri libico Khaled Kaim puntare l'indice: non c'era nessun centro di comando nella zona di Tripoli colpita sabato sera dalla Nato con il raid in cui sono rimasti uccisi il figlio minore e i nipoti di Gheddafi, ha detto Kaim in un incontro con i giornalisti nel quale ha ribadito che la Nato mirava in realta' ad uccidere il colonnello, che al momento dell'attacco, secondo il regime, era nell'edificio assieme alla moglie rimanendo pero' miracolosamente illeso.

Accuse che trovano terreno fertile in quei Paesi, come la Cina e la Russia, che si oppongono all' ''escalation'' degli alleati in Libia. ''Siamo molto preoccupati per la morte e i ferimenti dei civili causati dall'escalation del conflitto in Libia'', ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Jiang Yu. Pechino, ha tuonato la Jiang, ''disapprova ogni atto che ecceda l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e spera che tutte le parti in causa cessino immediatamente il fuoco''. Di ''errore strategico'' da parte degli alleati parla anche il quotidiano britannico Independent, secondo il quale la Nato rischia di dare l'impressione che il conflitto in Libia alla fine non sia altro che un duello tra Gheddafi e l'Occidente e non la rivolta legittima di un popolo oppresso contro un ''dittatore feroce''.

Oggi a Tripoli circa duemila persone hanno partecipato ai funerali di Saif al-Arab e dei tre nipotini del rais (avevano tutti meno di tre anni) issando bandiere verdi e intonando slogan pro-Gheddafi. Il feretro del piu' piccolo dei figli del colonnello, coperto di fiori e avvolto nella bandiera della Jamahiriya, e' stato portato al cimitero dei martiri al-Hani della capitale. Gheddafi non c'era ma tra la folla e' apparso il piu' in vista dei suoi figli, Saif al-Islam, intabarrato in scuri abiti tribali.

Sul terreno, intanto, proseguono i combattimenti. Raid dell'alleanza hanno distrutto almeno 10 tank e alcuni veicoli dell'esercito lealista a Zenten, nella Libia occidentale. E scontri continuano a Misurata, citta' controllata dagli insorti ma assediata da settimane dai miliziani del rais, che oggi hanno cercato di penetrare in citta' con alcuni carri armati da sud-ovest. Nel pomeriggio nuovi raid della Nato hanno preso di mira le forze pro-Gheddafi stazionate in periferia, mettendo fine al lancio di razzi sul porto della citta', fondamentale per l'approvvigionamento di armi e aiuti umanitari per gli insorti.

Anche la Turchia, infine, ha deciso di evacuare ''per motivi di sicurezza'' la sua ambasciata a Tripoli (l'ultima rimasta operativa) dopo gli attacchi di ieri condotti da folle inferocite contro le rappresentanze diplomatiche - gia' peraltro chiuse - di Italia e Gran Bretagna e di una sede delle Nazioni Unite, che hanno spinto anche l'Onu a ritirare tutto il personale dalla capitale libica. Gheddafi, da oggi, e' ancora piu' isolato e inseguito da uno spettro sinistro, quello di Osama bin Laden.



(ANSA Med)

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