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giovedì 16 giugno 2011

Tunisia: parità di genere in politica


La Tunisia - questo piccolo paese arabo musulmano che fino a qualche tempo fa era forse sconosciuto ai più - non finisce di stupire.
Ad aprile di quest’anno, la “Alta Istanza per la realizzazione degli obiettivi della rivoluzione, delle riforme politiche e della transizione democratica” haapprovato il nuovo codice elettorale che guiderà le prossime elezioni (previste per il 24 luglio 2011 ma per ora posticipate ad ottobre) della Assemblea Costituente tunisina, l’organo che avrà la grande responsabilità di ridisegnare e ridefinire le linee guida e gli attori chiave di questo Paeseche - dopo aver cacciato il dittatore Zine El Abidine Ben Ali e la sua famiglia (da 23 anni al potere assoluto) - sta intraprendendo un faticoso e difficile cammino verso la democrazia.
La bella notizia è che in questo nuovo codice elettorale, la Tunisia ha deciso di affermare in modo forte, inequivocabile e indiscutibile la “parità tra i generi”nel gioco democratico. In termini meno tecnici vuol dire che ha riconosciuto, a uomini e donne, lo stesso diritto e lo stesso ruolo nel contribuire alla costruzione del nuovo Paese.
Il nuovo codice infatti adotta la perfetta eguaglianza di presenze di uomini e donne (50%) sulle liste dei candidati elettorali e, aspetto ancora più importantesancisce il sistema dell’alternanza (la cosiddetta lista a cerniera, ossia 1 uomo/1 donna/1 uomo/1 donna o con ordine inverso, per l’apparizione dei candidati sulle liste stesse).
Giusto per dovere d’informazione, pochissimi altri paesi hanno adottato questo sistema di costituzione delle liste: Svezia e Norvegia, Belgio e Francia, Bolivia, Ecuador, Costa Rica e Venezuela, il principale partito Sud Africano e molti Partiti dei Verdi in giro per il mondo.
Purtroppo questo sistema, non garantisce tuttavia di per sè che l’Assemblea Costituente in Tunisia sarà perfettamente paritaria in termini di membri donne e uomini. Questo dipenderà dalle formule di assegnazioni dei seggi, ma anche dal numero di liste elettorali, dalla dimensione delle circoscrizioni e soprattutto dai partiti politici che dovranno decidere se mettere in testa alle loro liste di candidati una donna o un uomo (garantendo quindi a lei o a lui il posto politico in caso di vincita).
Ma, in termini di parità tra uomo e donna, questo aspetto del nuovo codice elettorale risulta veramente esemplare e una delle dimostrazioni più concrete che un Paese crede veramente che uomini e donne debbano avere le stesse opportunità e lo stesso potere decisionale in politica. Non solo nel rispetto dei diritti universali e individuali, ma anche di quella che è la composizione stessa delle nostre società, in cui il 50% (a volte anche di più) è costituito appunto dal gentil sesso.
Tutto ciò, prima di essere definitivamente approvato, è stata molto discusso, osteggiato ed è anche stato oggetto di forti pressioni politiche sulle entità designate alla sua approvazione o bocciatura. Il coraggio di uomini e donne tunisine che, all’interno della “Alta Istanza” e del governo, hanno mantenuto fermo il loro credo di una democrazia più egualitaria, ha aperto la possibilità a questo cambiamento importante.
La mobilizzazione e l’attivismo della società civile (Ong, associazioni, giornalisti, ricercatori, etc…) che instancabilmente hanno condotto campagne di sensibilizzazione e di lobby sui decisori politici per l’approvazione di questo aspetto del codice elettorale, hanno contribuito alla realizzazione di questo passo esemplare.
L’impegno di numerosi utilizzatori e utilizzatrici delle nuove tecnologie e dei media sociali che costantemente hanno fatto circolare informazioni, spiegazioni e appelli alla mobilizzazione per la causa dell’eguaglianza, ha permesso che un grande numero di persone fosse sensibilizzato sul valore enorme, in termini di diritto e di democrazia, che questa misura avrebbe rappresentato una volta adottata.
Ora la parola spetterà ai cittadini durante l’esercizio del voto, e forse ci si accorgerà che le mentalità delle persone hanno bisogno di tempo e di esperienze per poter cambiare e abituarsi ad una presenza femminile sempre più importante (in termini di quantità e di qualità) nello scenario politico. Ma la società tunisina, in termini di diritti della donna, vanta un passato all’avanguardia rispetto a molti altri paesi arabo musulmani. Il popolo tunisino stesso è abituato ad una presenza diffusa della donna nella vita pubblica seppur con alcune strumentalizzazioni passate e con minacce presenti di regressione. Molti attori della società civile e del governo stanno lavorando senza sosta per creare le condizioni affinché questa misura si traduca in una reale eguaglianza uomo/donna nella composizione dell’Assemblea Costituente.
Comunque vada a finire, questo esempio rimane un modello da seguire e da imitare non solo da parte degli altri Paesi di questa regione che stanno trasformando il loro sistema politico, ma anche e soprattutto da molti Paesi, cosiddetti dell’Occidente, che già hanno una storia significativa di pratica democratica e che avrebbero ben potuto, loro sì, dare questo esempio già da molto tempo.
Giorgia Depaoli
(Tunisia)




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