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giovedì 25 ottobre 2012

Tunisia al bivio, intraprenda la strada dei diritti umani chiede Amnesty International

Ai progressi nel campo dei diritti umani seguiti alle dimissioni del presidente Zine El Abidine Ben Ali si contrappongono gli arretramenti fatti segnare dall'attuale governo, il cui impegno per le riforme appare dubbio. È questo il giudizio espresso da Amnesty International a un anno dall'elezione dell'Assemblea costituente nazionale tunisina.  

In un nuovo documento intitolato "Un passo avanti, due passi indietro?", l'organizzazione esamina la situazione dei diritti umani in Tunisia dall'ottobre 2011, evidenzia alcune tendenze preoccupanti e sottopone una serie di raccomandazioni. Nei mesi successivi all'uscita di scena di Ben Ali, il governo ad interim aveva fatto importanti passi avanti sulla strada delle riforme, tra cui la ratifica di alcuni fondamentali trattati internazionali sui diritti umani. Le autorità avevano inoltre ordinato il rilascio dei prigionieri politici e di coscienza condannati prima della rivolta, introdotto nuove leggi sulla libertà di stampa e abrogato le norme che limitavano la creazione di associazioni. Il nuovo governo non ha dato seguito a queste iniziative e alcuni suoi passi indietro hanno gettato un'ombra sulla reale intenzione della Tunisia di proteggere i diritti umani. "La Tunisia è stata la culla degli straordinari eventi che hanno scosso la regione nel 2011. Pur riconoscendo che le autorità hanno preso misure per affrontare l'eredità di violazioni dei diritti umani, i passi avanti non sono stati abbastanza e ora vediamo preoccupanti segnali che mettono a rischio le riforme esistenti e altre di cui ci sarebbe urgente bisogno" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Negli ultimi mesi sono aumentate le restrizioni alla libertà d'espressione; artisti, giornalisti, scrittori e altre persone critiche nei confronti del governo sono stati perseguiti col pretesto di mantenere l'ordine pubblico e la morale pubblica. Le persone ferite durante la rivolta e le famiglie dei manifestanti uccisi sentono che la verità è lontana e attendono ancora giustizia e riparazione. Le autorità tunisine paiono inoltre non potere o non voler proteggere persone prese di mira da attacchi di gruppi ritenuti legati alle formazioni salafite. Lo stato d'emergenza, in vigore dal 14 gennaio 2011, è stato rinnovato più volte, l'ultima delle quali fino alla fine di ottobre di quest'anno. Contro i manifestanti, che continuano a scendere in strada in diverse zone del paese per esprimere insoddisfazione per la lentezza delle riforme, è stata usata forza eccessiva e non necessaria. Nell'anno trascorso dall'elezione dell'Assemblea costituente nazionale, Amnesty International ha ricevuto denunce di torture e di altri maltrattamenti, molte delle quali da parte di persone che hanno riferito di essere state picchiate nel corso delle manifestazioni, degli arresti e della detenzione. Un altro segnale preoccupante è stata la decisione del nuovo governo di respingere le raccomandazioni rivolte dal Consiglio Onu dei diritti umani durante l'Esame periodico universale della Tunisia, in particolare quelle relative all'abolizione della pena di morte e delle leggi discriminatorie contro le donne e alla decriminalizzazione delle relazioni omosessuali. "Il paese è al bivio. Le autorità devono cogliere l'attuale opportunità storica, affrontare la dolorosa eredità di violazioni dei diritti umani del passato, sancire i diritti umani universali nelle leggi e nella prassi e rendere lo stato di diritto una realtà della nuova Tunisia. La Costituzione, che verrà definita nei prossimi mesi, è un test chiave per mostrare se la Tunisia punterà fermamente o meno sui diritti umani e sullo stato di diritto" - ha concluso Sahraoui.

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