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sabato 3 novembre 2012

«Dieci milioni in ballerine e champagne»



Non bastava il coinvolgimento nelle indagini dei vertici del gruppo, con gli avvisi di garanzia per corruzione internazionale recapitati all'amministratore delegato, Giuseppe Orsi, e altri manager della società.
Ora la vicenda Finmeccanica rischia di mettere a repentaglio anche le relazioni diplomatiche tra Italia e India, già gravate dal conflitto sui due Marò accusati di omicidio.
NEW DELHI CHIEDE SPIEGAZIONI. Due giorni fa il governo indiano ha convocato l'ambasciatore italiano a New Delhi, Giacomo Sanfelice, per avere chiarimenti sull'inchiesta giudiziaria che coinvolge Agusta Westland, controllata dalla holding di piazza Monte Grappa e sospettata di aver pagato una tangente da 51 milioni di euro per ottenere il contratto di fornitura di 12 elicotteri AW 101 dal ministero della Difesa indiano.
IL TRIANGOLO INDIA-TUNISIA-SVIZZERA. Per gli inquirenti, l'uomo chiave della vicenda èGuido Ralph Haschke, consulente con doppio passaporto, svizzero e italiano, che avrebbe corrotto alcuni funzionari del governo indiano per ottenere l'appalto e avrebbe poi girato una parte del denaro ricevuto a Orsi - 51 milioni di euro, 20 destinati a Haschke e 31 a un altro consulente che gravita da tempo nell'orbita di Finmeccanica, Christian Mitchell - per soddisfare le richieste di alcuni partiti, tra i quali la Lega nord, e guadagnarsi la poltrona di amministratore delegato. Il tutto attraverso un complesso sistema di triangolazioni finanziarie tra l'India, la Tunisia, e la Svizzera.
LE DISCUSSIONI TRA HASCHKE E GEROSA. Agusta ha sempre respinto ogni addebito, ma Haschke e il suo socio, Carlo Gerosa, già la scorsa primavera avevano capito che le cose si stavano mettendo male. Parlavano, a bordo dell'auto di Haschke, dei «contratti con Agusta» fatti sparire dall'ufficio e dal pc del consulente. Temevano comunque che i magistrati potessero risalire a loro, salvo poi rassicurarsi a vicenda sul fatto che sarebbe stato impossibile per gli inquirenti trovare le prove della corruzione.
LA LINEA DI DIFESA COMUNE. Inoltre i due si accordavano sulla linea da tenere in caso di interrogatorio. Si raccomandavano addirittura l'un l'altro di non mettere piede in India per un po', almeno fino a quando la situazione non fosse tornata alla normalità.
Questo raccontano le oltre 500 pagine di informativa che il Noe di Roma ha trasferito lo scorso luglio ai magistrati partenopei che indagavano sull'affare indiano, prima che il fascicolo passasse a Busto Arstizio per competenza territoriale.
IL PAGAMENTO IN «CONTANTI». In una conversazione intercettata il 3 marzo 2012, Haschke e Gerosa, preoccupati dall'azione della procura di Napoli e dell'attenzione mediatica, discutono della difesa da adottare.
Fanno riferimento a soldi pagati in contanti e parlano della impossibilità per i pm di trovare le prove della corruzione.
Ecco alcuni estratti del dialogo.
Haschke: «Bè, l'importante è che non venga, non venga fuori io».
Gerosa: «Come?».
H: «L'importante è che non venga fuori io».
G: «Eh ma pure io, sai tu sei il primo anello».
H: «Ho capito».
G: «Se salta il primo anello ci vado di mezzo io»
H: «Cerchiamo di non fare saltare il primo anello, tanto per cominciare! E intanto».
G: «Non sai come siamo tutti d'accordo».
H: «E intanto andiamo avanti con il lavoro».
G: «L'unico che non corre rischi è Giuli perché siamo noi il fronte..»
H: «No».
G: «...Lì non c'è veramente nessun collegamento, perché insomma...in contanti».
H: «Appunto, quindi non potranno, non potrà mai essere provata la corruzione. Potranno dire che hanno pagato molto cara l'ingegneria, che non è poi neanche particolarmente cara, ma non potranno mai dire che c'è stata la corruzione, la sostanza poi quella, eh».
G: «No guarda...tu sai che il concetto penale è indiziario...».
H: «Certo...».
G: «...Per dire che il signor Rossi ha ammazzato sua moglie...».
H: «No, no, per essere rinviato a giudizio è indiziario, ma per essere condannato ci vogliono delle prove non bastano gli indizi...».
A questo punto, annotano i carabinieri, Gerosa simula la parte di un giudice e pone a Haschke le domande che potrebbero rivolgergli i magistrati, rivelando l'esistenza di un compenso - si parla di 10/15 milioni di euro - che sarebbe «transitato dalla Tunisia e arrivato fino alle Mauritius, dopo operazioni di riciclaggio».
«PER LA ROGATORIA CI VORRANNO 10 ANNI». I due si compiacciono del fatto che le rogatorie tra Paesi richiedono anni e sono complicate da portare avanti. E che i magistrati difficilmente riusciranno a concludere le indagini.
G: «E allora ci dica, li ha intascati lei i soldi, dove li ha messi?».
H: «Eh, li ho intascati io, son cazzi miei dove li ho messi, non ho pagato nessuno».
G: «Si però dove li ha messi?».
H: «Me li sono sparati in ballerine e champagne. E quindi, e quindi...».
G: «Si però 10/15 milioni in ballerine e champagne...».
H: «Ballerine e champagne. Poi oltretutto devono dimostrare che li ho presi io eh...».
G: «Bè, dato che davamo istruzioni in questo senso qua, io, Gautam (Gautam Khaitan è l'avvocato indiano della società Aeromatrix di Haschke e Gerosa, ndr) di tutti quanti insomma...».
H: «Ce li siamo sperperati, abbiamo sperperato i soldi, non abbiamo pagato nessuno. Ci potranno dire che fiscalmente siamo colpevoli, non abbiamo pagato delle tasse ok».
G: «Io lo vedo...è ovvio che...».
H: «Sentiamo poi Gautam, sentiamo altri avvocati».
G: «È chiaro che se i soldi non ci sono più da qualche parte sono finiti...non vogliamo dire dove? Qua finisce dentro anche Gautam eh...in questa cosa perché...e Mauritius? Sai quando arriva la rogatoria alle Mauritius? Se volevano...con la rogatoria ...su Mauritius».
H: «Prima di fare la rogatoria su Mauritius, devono capire che sono finiti a Mauritius. Per capire che sono finiti a Mauritius, devono fare una rogatoria prima sull'Italia, poi sulla Tunisia, poi probabilmente, tra 10 anni...».
G: «Sull'Italia non devono fare nessuna rogatoria perché è la giustizia italiana...».
H: «No, i giudici indiani per arrivare a Mauritius devono fare una rogatoria sulla giustizia italiana».
G: «Stanno collaborando...hai letto quell'articolo...dice che la rogatoria...».
H: «Stanno collaborando informalmente perché formalmente ci vuole la rogatoria».
G: «Speriamo che non scoprano niente, perché...è evidente...Mauritius ci vogliono dei tempi, guarda il processo di Berlusconi da quando vanno avanti, magari siamo già morti...».
Il ruolo di Spagnolini
Haschke e Gerosa parlano poi di Bruno Spagnolini, successore di Orsi alla guida di Agusta, che «corre rischi» perché non poteva «non essere al corrente».
PAOLO GIRASOLE E IL COLLEGAMENTO CON L'INDIA. I due tirano in ballo anche Paolo Girasole, che è stato responsabile dell'ufficio di Finmeccanica in India fino a fine marzo 2012, salvo poi essere richiamato dall'azienda in Italia proprio nelle settimane in cui lo «scandalo degli elicotteri» dilagava sia sulla stampa indiana sia su quella italiana.
Il nome di Girasole compare nella lista degli indagati dalla procura di Napoli. E con Gerosa Haschke si lamenta di dover pagare 10 mila euro per «tenerselo buono», perché da lui «dipende tutta l'attività in India».
H: «È vero che in questo momento mi sta anche sul culo dare 10 mila a Paolo, sinceramente».
G: «Sai che non hanno...niente di niente. Però, c'è anche da dire...».
H: «Che bisogna tenercelo buono».
G: «Tutta, tutta l'attività in India dipende da lui».
H: «Ma certo...».
G: «Senza di lui non si può contare».
H: «Non sto dicendo che non gli dobbiamo dare, quel....mi sta un po' sul culo dai».
G: «Comunque Paolo, in questo momento...Senza Paolo non avremmo il discorso con l'India. Tu per....non puoi andare, finché proprio non è tutto sistemato e messo a riposare. Io, anche io mille volte meglio, cioè io non ci vado in India, chiaramente, chissà per quanti mesi. L'unica trade union che abbiamo è Paolo, lui va avanti e indietro, quando torna possiamo vederci a Roma e ci racconta tutto».

Le triangolazioni finanziarie con le società di Haschke

Poco dopo, i due concordano sulla necessità di far sparire la documentazione che prova i loro rapporti professionali con Agusta Westland.
H: «Io comunque, già da mesi, tutta la documentazione dove c'è il nome Agusta Westland è sparita dall'ufficio».
G: «Dobbiamo riguardare i contratti che abbiamo in cassaforte».
H: «Al limite far sparire anche quelli».
G: «Meglio in casa piuttosto che una cassetta di sicurezza...sì dentro un armadio».
H: «Sì, io ho dato tutto a mia mamma».
Alla base del presunto giro di tangenti ci sarebbe, dunque, secondo i magistrati, non un contratto diretto di agenzia tra Agusta e Haschke, come d'altra parte negato anche dalla stessa società, ma un complesso sistema di triangolazioni finanziarie che avrebbe permesso a Haschke e al suo socio di ricevere la «spettanza di 20 milioni» (altri 30, secondo gli inquirenti sarebbero andati all'altro consulente Christian Mitchell, uomo di Orsi) da «Agusta Westland con operazioni fittizie che “transitano” dalla Tunisia e poi il denaro finisce all'isola di Mauritius, dopo operazioni di riciclaggio».
LE SOCIETÀ DI HASCHKE IN INDIA. In India Gerosa e Haschke possiedono la Aeromatrix, società di ingegneria che lavora anche con Agusta Westland e altre controllate del gruppo Finmeccanica.
L'avvocato della società è Gautam Khaitan, di cui Haschke e Gerosa parlano nelle intercettazioni definendolo «la nostra linea del Piave». «Gli ordini di riciclaggio li davamo noi», dice Gerosa riferendosi al legale indiano, «ma il riciclaggio lo faceva lui. È proprio un'associazione a delinquere».
GLI AFFARI IN TUNISIA. In Tunisia, invece, Haschke possiede la Eds. E proprio attraverso la Eds, sospettano gli inquirenti - che agli atti hanno anche bonfici effettuati da Agusta Westland sul conto della società tunisina - è passata parte del denaro destinato alla società svizzera di Haschke e Gerosa, la Gadit sa. ora in liquidazione.

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