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mercoledì 14 novembre 2012

Tunisia cerca di fermare la scomparsa dei cinema

TUNISI, 14 NOV - Nel giro di pochi decenni la Tunisia ha visto crollare il numero delle sue sale cinematografiche, passate dalle 114 degli anni Settanta alle appena dodici che oggi risultano ancora in attivita'. Una caduta verticale che poco si acconcia con la passione che i tunisini hanno sempre avuto con il cinema, non soltanto quello di registi locali (pochissimi) o francesi (per via della lingua), ma anche del resto del mondo. Una passione che aveva reso il Paese, quasi una eccezione nel Nord dell'Africa, ricco di strutture che, col tempo, sono andate diminuendo, fino a praticamente sparire, se non con qualche sporadica presenza nelle citta' piu' grandi. E’ un problema che, in un certo senso, avvicina la Tunisia ad altri Paesi del bacino del Mediterraneo, dove le ampie sale delle proiezioni diventano preda ambita per la grande distribuizione, che e’ in grado di offrire prezzi piu’ alti per l’acquisto o il fitto. Un processo che in Tunisia appare quasi irreversibile e che si traduce, praticamente, in un calo dell’offerta culturale, peraltro in un periodo storico, politico e sociale, in cui tale offerta e’ oggetto di attacchi da parte di chi, in virtu’ di un esasperato sentimento religioso, vuole impedire la circolazione di tutto cio’ che, a suo avviso, non rispetta l’islam, macchiandosi di blasfemia. E c'e' un altro inquietante risvolto: gli esercenti di sale cinematografiche non sono, per come era un tempo, liberi di scegliere cosa proporre al pubblico, perche’ la loro politica potrebbe scatenare reazioni anche violente. Basta ricordare in proposito la spedizione punitiva contro una sala d’esposizione della Marsa, messa a ferro e fuoco da un gruppo di salafiti perche’, tra le opere esposte, ve ne erano anche di soggetto che ritenevano blasfemo. Ma l'episodio piu' inquietante risale al giugno dello scorso anno quando un gruppo di ‘’barbus’’ interruppe, giungendo a minacciare gli spettatori in sala, la proiezione di un film (''Ne' Dio, ne' maestro'') perche’ la regista, Nadia El Feni, e' dichiaratamente atea e a favore della difesa delle liberta' personali. Contro questo stato di cose (con motivazioni quindi che non sono esclusivamente economiche, come il calo degli spettatori) gli uomini di cultura tunisini hanno deciso di reagire e lo faranno con una esposizione che, dal 16 al 24 novembre, sara’ organizzata in avenue Habib Bourghiba, per portare all’attenzione dei tunisini, non solo degli abitanti della capitale, il pericolo che si corre lasciando morire l’industria dell’intrattenimento cinematografico, baluardo della liberta'.


(ANSAmed)

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