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sabato 17 novembre 2012

Tunisia: il dibattito attorno ai principi costituzionali

A Tunisi, a un anno dalle prime elezioni democratiche e libere del paese, l’Assemblea Nazionale Costituente (ANC) ha cominciato la discussione sulla bozza della nuova Costituzione. Dopo la cacciata del dittatore Ben Alì, le manifestazioni contro i residui del vecchio regime della Kasbah 1 e 2 avevano imposto la caduta di due governi provvisori e l’elezione di un organo che redigesse una nuova costituzione, sancendo in questo modo una rottura netta con il passato. Ale elezioni del 23 ottobre 2011 il primo partito risultò Ennahdha, di ispirazione islamica, premiato soprattutto per la persecuzione subita sotto Bourghiba e Ben Alì. Tuttavia, non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi all’ANC, fu obbligato a venire a patti con altri due partiti, Il Congrés pour la Republique e Ettakatol, per formare un governo di coalizione, la cosiddetta Troika. In realtà, il tasso di partecipazione alle votazioni non superò il 55%, già mostrando come l’apparizione sulla scena politica tunisina di oltre cento partiti, spesso formatisi ad hoc e privi di una base reale, assieme alla tematizzazione forzata della campagna elettorale su religione e laicità, avesse allontanato una grandissima parte della popolazione, in particolare i giovani, dalle urne. Paradossalmente, proprio la prima prova di democrazia formale in Tunisia ha marcato un solco netto fra le aspettative ed i bisogni reali di chi la rivoluzione l’aveva vissuta in prima linea e la rappresentanza eletta. Una distanza siderale che permane nel dibattito all’interno dell’ANC sulla nuova carta costituzionale. Ennahdha non era presente nelle rivolte del dicembre 2011 e gennaio 2012, organizzate nelle regioni dell’interno dai giovani disoccupati e dalla sinistra sindacale e nelle città dalle élite progressiste insieme a blogger, femministe ed avvocati. Il risultato elettorale ha spinto il giurista Yadh Ben Achour (che fu alla testa della Haute instance pour la réalisation des objectifs de la révolution, de la réforme politique et de la transition démocratique) a dire: “La figura di Dio, assente nel corso della rivoluzione… si ritrova nelle urne… Un altro popolo si è espresso il giorno delle elezioni del 23 ottobre. Personalmente, lo definirei come il popolo addormentato dei credenti maggioritari”. Aggiungeremo che questo popolo, la cui indubbia sensibilità religiosa è rimasta repressa e latente per decenni, si è sentito in prima linea nel momento in cui la battaglia elettorale sembrava opporre “difensori della religione” a “nemici della religione”, tutti uniti, salvo rare eccezioni, in un assordante silenzio sui diritti economici e sociali.

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