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lunedì 5 novembre 2012

Tunisia: L'esercito delle giovani spose fantasma e velate

(ANSAmed) - TUNISI, 05 NOV - Sono gia' piu' di 500, indossano il nero velo integrale cosi' come i guanti anch'essi neri, sono tutte giovanissime, alcune di loro sono gia' diventate o stanno per diventare madri, ma e' come se non esistessero, perche' hanno sposato i loro uomini, tutti salafiti praticanti, con un rito matrimoniale che e' illegale. Loro sono spose-fantasma e diverranno madri-fantasma e a questa sorte non si sottrarranno i loro figli. E' questa la consegeunza dell'ennesimo attacco sotterraneo che i salafiti stanno portando allo Stato tunisino che, al di la' delle recenti iniziative di carattere penale contro i piu' violenti di loro, non sembra essere in grado di rivendicare la sua centralita' nella vita quotidiana sancita dal rispetto per le leggi. Il rito matrimoniale si chiama ''coutumier'', tradizionale, ma che la Tunisia laica di Habib Bourghiba volle cancellare, ritenendolo contrario alle conquiste delle donne, che, dal 1956, con l'adozione del ''codice dello statuto della persona'', le hanno rese formalmente eguali agli uomini. Ma, con la fine della dittatura, e soprattutto con il lento lavorio ai fianchi dello Stato da parte dei salafiti, il matrimonio ''orfi'', come viene chiamato in arabo, e' tornato ad essere celebrato. Per farlo ci vuole poco: due testimoni e un contratto verbale che unisce un uomo e una donna davanti a Dio, senza che di esso rimanga traccia nei registri dell'anagrafe delle municipalita'. Un contratto che relega di fatto la donna in un ruolo di subalternita' ufficiale davanti all'uomo, anche perche', non essendosi traccia nello stato civile, ella vive solo perche' il marito le da' i mezzi di sostentamento, dando per scontato che i salafiti non ci pensano nemmeno a mandare le loro mogli a lavorare fuori di casa. La cosa che piu' stride in questa vicenda e' che il matrimonio ''orfi'' e' tornato in voga soprattutto tra i giovani universitari di fede salafita, che gia' stanno combattendo la loro battaglia per consentire alle donne in niqab di frequentare gli atenei. Ma viene celebrato anche da parte di chi, senza grandi risorse economiche, decide di sposarsi cosi', azzerando i costi legati, ad esempio, alla festa o ai tradizionali vestiti per la cerimonia. Ci si sposa cosi' anche in alcuni quartieri poveri della capitale (come Tadamon e Intilaka). Alcuni partiti laici - come Tunisie Verte - hanno lanciato l'allarme, ma al momento non sembra che ci siano le condiioni per vedere una reazione dello Stato, alle prese con gravi problemi di ordine pubblico, che fanno passare in secoda linea tutto il resto. E cosi' queste spose in nero continuano a restare nel limbo della loro condizione, spesso ostaggio di una partita politica a loro estranea.


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