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sabato 17 novembre 2012

Tunisia: Stato fa cassa con beni confiscati a clan Ben Ali


TUNISI, 16 NOV - Lo Stato tunisino, che certamente non ha in questo momento una grande disponibilita' di denaro, sta per cominciare a fare cassa dopo la confisca di capitali e azioni ai componenti il potente e rapace clan familiare dell'ex dittatore, Zine el Abindine Ben Ali. Il primo pacchetto di alienazioni riguarda il 60 per cento del capitale di Ennakl (concessionaria per tutto il Paese dei piu' importanti e prestigiosi marchi di autovetture tedesche, a cominciare da Volkswaghen e Porsche), il 25 per cento della societa' di telefonia mobile Tunisiana, il 13 per cento delle azioni della Banca di Tunisia e il 100 per cento dell'istituto scolastico Scuola Internazionale di Cartagine. Un'altra operazione riguarda il capitale azionario della concessionaria della marca coreana Kia, che sara' "spacchettato": il 66,70 per cento sarà oggetto di una vendita in blocco, mentre il 30,75 per cento sarà venduto con l'introduzione della società nella Securities Exchange, la Borsa di Tunisi. Il tutto rivolgendosi al mercato degli investitori internazionali, con un iter che, marciando abbastanza speditamente, sara' completato entro la fine del 2012. Quanto lo Stato tunisino si accinge a fare e' regolato da due decreti (il primo del marzo 2011, il seguendo del maggio dello stesso anno) varati per regolamentare la vicenda, abbastanza complessa, del "tesoro" (tra beni mobili ed immobili) sequestrato e quindi confiscato a Ben Ali, alla sua famiglia, a quella della moglie, Leila Trabelzi, e ai suoi soldali, gia' nei giorni successivi alla caduta del regime, che pose la Tunisia davanti all'enormita' dei beni di cui gli uomini del regime erano entrati in possesso spesso fraudolentemente. Le difficolta' burocratiche che si sono presentate allo Stato tunisino, davanti al variegato "portafoglio" del clan dell'ex dittatore, sono spiegate con chiarezza dalle parole del direttore generale della Cassa Depositi e Prestiti, Jamel Belhaj: "C'e' una categoria di imprese, ne' prospere, ne' in difficolta', ma semplicemente in piena espansione, che il governo aveva previsto di mettere nelle mani di una holding appositamente creata per seguire le procedure di confisca". Nella consapevolezza, ha aggiunto, che "se la Cassa puo' essere utile nella gestione dei beni confiscati, lo Stato non puo' farsi carico di queste imprese e garantirne lo sviluppo". In quest'ottica una trentina di imprese oggetto di confisca (nei settori del turismo, dell'agricoltura ed immobiliare) saranno affidate alla Cassa in attesa che lo Stato ne venda parte del capitale, pur restandone proprietario. Per ciascuna di esse la Cassa Depositi e Prestiti elaborera' studi e specifici progetti.(ANSAmed).

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