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lunedì 17 giugno 2013

Germania, il paradiso del lavoro nero La più grande economia europea è anche la prima per dimensione del sommerso: 8 milioni di dipendenti.

Da Berlino 
Non è tutto oro quel che luccica: la Germania, con un volume totale di 350 miliardi di euro sottratti alle casse dello Stato, oltre a essere la più grande economia d'Europa è anche in cima alla classifica dei Paesi del Vecchio continente per quel che riguarda il sommerso.
Si tratta del 13% della produzione economica tedesca e coinvolge 8 milioni di lavoratori. Il dato è emerso da uno studio realizzato dalla società di carte di credito Visa in collaborazione con l'università austriaca di Linz, e riportato dallaSüddeutsche Zeitung. «La responsabilità maggiore di questo risultato è da attribuirsi alla preferenza psicologica dei tedeschi di tenere soldi contanti nel portafoglio», ha scritto il giornale bavarese, «a distanza di anni dall'invenzione delle carte di credito, i tedeschi restano scettici di fronte a questo strumento».
LA DIFFUSIONE DEI CONTANTI. Il 60% di loro continua a utilizzare denaro contante per le principali transazioni quotidiane e il pagamento attraverso la targhetta magnetica non ha mai raggiunto i livelli di altri Paesi occidentali, neppure in bar e ristoranti. In verità la spiegazione sembra elaborata a uso e consumo del committente dello studio, Visa, tanto è vero che la soluzione proposta per risolvere la piaga del lavoro nero è quella di potenziare il sistema di pagamento senza contanti.
NUMERI CONFERMATI. Quali che siano state le finalità della ricerca, resta il dato dell'ampiezza del lavoro nero in quella che, per molti versi, è l'economia di riferimento per l'intero continente europeo, il modello di quasi perfezione verso il quale orientare le riforme del mercato del lavoro che sembrerebbero la soluzione delle crisi industriali e manifatturiere di tanti Paesi.
Il fenomeno era stato comunque nei mesi scorsi indagato dalla stessa università di Linz e da quella di Tubinga anche senza avere alle spalle un committente in conflitto d'interessi e i risultati erano stati ugualmente allarmanti.

Berlino, nel settore edilizio dilaga il lavoro nero

Soprattutto nella capitale Berlino, trainata dal poderoso settore dell'edilizia, la diffusione del lavoro nero sembrerebbe la regola più che l'eccezione e la tendenza negli ultimi anni è andata in controtendenza rispetto al dato nazionale, che resta il più alto nel panorama europeo ma è segnalato comunque in lenta discesa rispetto al picco toccato nel 2003, quando l'economia ristagnava e la Germania era più o meno nella condizione in cui si trovano oggi gli Stati europei in crisi.
Negli ultimi tre anni, infatti, il riassorbimento della zona grigia si è accelerato, grazie al buon andamento dell'economia. Il mondo delle costruzioni sembrerebbe proprio aver creato l'ambiente perfetto per la contrattazione in nero. «Due terzi dei danni prodotti sono causati da imprenditori e lavoratori», ha proseguito la Süddeutsche, «che preferiscono accordarsi per pagamenti interamente illegali delle prestazioni fornite, l'altro terzo è dovuto alla prassi di versare sui conti degli operai somme inferiori rispetto a quelle effettivamente erogate». Il resto passa di tasca in tasca.
IN TERMINI PERCENTUALI GUIDA LA BULGARIA. Nell'edilizia la quota dell'economia sommersa è un terzo di quella totale dell'intero settore. Seguono a distanza i piccoli esercizi commerciali e la gastronomia. Ma la situazione è difficile anche in altri Stati, in particolare nell'ex Europa dell'Est, nei Balcani, in Grecia, Turchia e Italia. Se in termini assoluti nessuno strappa ai tedeschi la prima piazza, quando si rapporta la quota del lavoro nero al volume complessivo dell'economia nazionale è la Bulgaria a balzare in cima alla classifica, con il 31%. Seguono Romania, Croazia, Estonia e Lituania con quote di economia sommersa al 28%, quindi Turchia, Grecia e Italia dove la percentuale è superiore al 20.
LA SVIZZERA È PIÙ «ONESTA». Per ritrovare maggiore legalità, bisogna emigrare a Ovest: i tassi più bassi sono stati registrati in Svizzera, Austria, Olanda, Gran Bretagna e Francia. Come sempre il fenomeno offre anche un secondo lato della medaglia, che gli stessi ricercatori dell'università di Linz giudicano con qualche pudore positivo: «C'è anche un riflesso favorevole nei confronti della società, una sorta di valore aggiunto. Il lavoratore in nero, con il contante in tasca, rimette in circolo il denaro, aumentando la domanda di beni di consumo. Una parte del denaro sottratto inizialmente al fisco ritorna attraverso l'iva. E il lavoro illegale attenua le difficoltà nelle fasi di congiuntura economica negativa». Ma anche per quest'ultima considerazione, il dato della Germania appare ancor più sorprendente.

Pierluigi Mennitti

1 commento:

  1. "predicano bene e razzolano male", ecco come ci fottono con delle regole che loro non rispettano ma che impongono agli altri.

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