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giovedì 18 luglio 2013

Costituzione tunisina, verso il traguardo

tunisia
E’ arrivata alla firma la quarta bozza della Costituzione tunisina, firmata il primo giugno scorso dal presidente dell’Assemblea Mustafa Ben Jafar. Ho avuto modo di leggere il prezioso lavoro di esegesi di Pietro Longo, ricercatore in Diritto Musulmano e dei Paesi Islamici all’Università di Napoli l’Orientale e Vice Presidente del Centro Italiano di Studi sull’Islam Politico pubblicato sul “Corriere di Tunisi”, unica testata in italiano di tutto il Maghreb. Conoscendo il rigore e la visione laicista del suo direttore, Silvia Finzi, intellettuale e docente, mi sento di utilizzarlo come fonte almeno per supposta onestà intellettuale. Le questioni critiche non sono ancora risolte e potrebbe confermarsi l’ipotesi di un referendum popolare. In ogni caso l’attenzione si concentra sui seguenti nodi, rispettivamente la natura dello Stato, il ruolo della religione, alcuni diritti legati alla libertà, cruciale in un paese che esce dalla dittatura e al dilemma istituzionale del presidenzialismo o parlamentarismo.
La via sembra quella di un semi-presidenzialismo sbilanciato a favore del Primo Ministro per temperare i rischi di qualsiasi personalismo, con decentramento amministrativo (comunità locale e regioni). Se l’opinione pubblica, soprattutto internazionale, punta il dito sul partito di maggioranza,EnnahDa, forte del 41% dei voti, vero è che il suo peso non è stato esclusivo. Lo stesso Iyadh ben Achour, uno dei massimi giuristi tunisini (del quale conosco e apprezzo alcune opere), ha recentemente espresso parole di apprezzamento in merito perché a suo parere il partito al governo ha compreso i vantaggi dell’edificare il nuovo Stato su basi civili piuttosto che religiose. Così ad esempio sulla questione femminile, è l’unico partito ad avere una sostanziale parità di deputate. Non esiste un riferimento alla menzione della shariʻa sebbene si chieda che il capo dello stato, uomo o donna che sia, venga scelto tra un tunisino di fede e pratica musulmana. Qualcosa di molto simile esiste comunque nella Costituzione della Norvegia e nessuno ha mai sollevato il problema.
Per cenni si può rilevare la posizione preminente della religione islamica rispetto alle altre religioni, pur rispettate; la sottolineatura dell’inviolabilità dei diritti della persona e della libertà sebbene sussistano spazi interpretativi relativamente ampi essendo la costituzione molto sintetica e anche il ruolo dello Stato- al quale è affidata la protezione della famiglia perno della società – non è definito nel dettaglio di tutte le funzioni. In fatto d diritti mi pare doveroso sottolineare il diritto al lavoro (dignità), citato per primo, quindi alla sanità e all’educazione (obbligatoria e a carico dello Stato fino al 16° anno); infine libertà di espressione risolta nel solo articolo 40. Un’attenzione specifica è dedicata ai diritti del fanciullo. Altro elemento da evidenziare la sottolineatura della divisione tra i tre poteri che regolano lo stato per non incorrere in pericolose e pregresse ‘contaminazioni’ con un focus sul potere giudiziario anche se i casi di eventuali rimozioni non sono definite appieno.
Ilaria Guidantoni 

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