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mercoledì 10 luglio 2013

Dalla Tunisia alla Somalia, nascono i primi figli della “jihad del sesso”

Inviate in Siria dalle organizzazioni islamiche con il pretesto del “matrimonio temporaneo”, molte giovani tornano in patria con figli che non conosceranno mai i padri e che saranno considerati illegittimi

Sono tornate a casa per dare alla luce i loro bambini: non sono madri qualunque, non sono donne che forse con la maternità si sentono complete. Sono le ragazze tunisine, partite da mesi verso la Siria, con il solo scopo di regalare ai guerriglieri anti-Assad qualche istante di intimità. Incontri fugaci, spesso in case a poche decine di metri dalla linea del fuoco, che per molte di loro si sono tradotte in una gravidanza, foriera di un dramma che le marchierà a vita, così come toccherà ai loro figli. 

Si chiama jihad al nikah, formula abbastanza bizzarra per definire queste unioni che durano lo spazio di un atto sessuale, che per queste ragazze si è ripetuto per chissà quante volte e che hanno affrontato convinte che a questo le ha chiamate la loro religione, la loro adesione ad una «guerra santa». Un concetto lontano per le ragazze tunisine che di guerre non ne hanno mai vissuto o di cui mai sono state testimoni. I loro figli, non solo nati al di fuori del matrimonio (cosa di per sé gravissima nell’islam), ma di cui non si conosce il padre, sono destinati ad essere, come si dice in Tunisia, solo delle «x», senza un padre, senza un cognome, soprattutto senza una famiglia perché le loro madri vanno incontro al ripudio da parte dei genitori, dei fratelli, delle sorelle che, sebbene musulmani convinti e militanti, non potranno mai sopportare questa vergogna. 

La Stampa

1 commento:

  1. Brave ragazze che si sono sacrificate per la causa e che vanno rispettate. Ma erano solo tunisine o c'erano anche di altre nazioni islamiche?

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